[1]Cf. Concilio Ecumenico Vaticano
II, Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra
Liturgia, ,4.12.1963,112, in Enchiridion Vaticanum 1, EDB, Bologna
1993.
domenica 30 marzo 2014
La musica sacra ed il canto liturgico
Ho ritenuto di rilevante importanza precisare, sin dalle prime battute
del precedente scritto, la
terminologia che adotterò per l’intero percorso. In Italia la questione
liturgico - musicale è molto dibattuta; accesi scontri animano le riviste
liturgiche a suon di articoli. Il vero problema, a mio modesto avviso, è
l’incomprensione della reale “vocazione” della musica liturgica. Non si tratta semplicemente
di difendere stili e forme musicali, ma occorre capire che la musica liturgica
ha un suo munus ministerialis: la
musica è a servizio della liturgia;
se è adattata alla Celebrazione Eucaristica non fa che renderla sempre più viva
e partecipata, se diventa un organo vitale delle liturgia stessa non può che
giovare al cuore e all’anima. Asservire la musica liturgica alle smanie dei
liturgisti e dei musicisti è un ottimo modo per separare la sua vitale
relazione con la Liturgia e svuotare i riti della loro solennità[1].
L’attenzione dovrebbe cadere non tanto
sul tipo di musica più bella, ma sul mistero che viene celebrato: repertorio,
cantori, strumenti, cerimonieri, ministrati; se uno di questi fattori decentra
l’attenzione dalla celebrazione, sta seguendo un sentiero parallelo al rito
che, a mio avviso, si chiama “messa in scena” e, pur contenendo la parola
“messa”, allontana e crea una azione corrispondente alla Santa Messa. In che modo è possibile
evitare suddetti “show” che hanno come palco l’altare, come attori il coro,
come regia il presidente celebrante e come spettatori muti ed impassibili i
fedeli? La Chiesa offre validi strumenti che vengono in aiuto a tutte le
esigenze. Nei prossimi scritti capiremo le caratteristiche della musica a servizio della liturgia così da evitare
“spettacoli domenicali” e “commedie travestite da celebrazioni”.
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