domenica 30 marzo 2014

La musica sacra ed il canto liturgico

Ho ritenuto di rilevante importanza precisare, sin dalle prime battute del precedente scritto, la terminologia che adotterò per l’intero percorso. In Italia la questione liturgico - musicale è molto dibattuta; accesi scontri animano le riviste liturgiche a suon di articoli. Il vero problema, a mio modesto avviso, è l’incomprensione della reale “vocazione” della musica liturgica. Non si tratta semplicemente di difendere stili e forme musicali, ma occorre capire che la musica liturgica ha un suo munus ministerialis: la musica è a servizio della liturgia; se è adattata alla Celebrazione Eucaristica non fa che renderla sempre più viva e partecipata, se diventa un organo vitale delle liturgia stessa non può che giovare al cuore e all’anima. Asservire la musica liturgica alle smanie dei liturgisti e dei musicisti è un ottimo modo per separare la sua vitale relazione con la Liturgia e svuotare i riti della loro solennità[1].  L’attenzione dovrebbe cadere non tanto sul tipo di musica più bella, ma sul mistero che viene celebrato: repertorio, cantori, strumenti, cerimonieri, ministrati; se uno di questi fattori decentra l’attenzione dalla celebrazione, sta seguendo un sentiero parallelo al rito che, a mio avviso, si chiama “messa in scena” e, pur contenendo la parola “messa”, allontana e crea una azione corrispondente  alla Santa Messa. In che modo è possibile evitare suddetti “show” che hanno come palco l’altare, come attori il coro, come regia il presidente celebrante e come spettatori muti ed impassibili i fedeli? La Chiesa offre validi strumenti che vengono in aiuto a tutte le esigenze. Nei prossimi scritti capiremo le caratteristiche della musica a servizio della liturgia così da evitare “spettacoli domenicali” e “commedie travestite da celebrazioni”.



[1]Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia, ,4.12.1963,112, in Enchiridion Vaticanum 1, EDB, Bologna 1993.

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