Il canto sacro ha sempre avuto una particolare funzione nelle celebrazioni religiose presso
tutti i popoli ed in particolare presso il popolo di Israele. Il popolo di Dio
infatti, dopo essere stato liberato dall’oppressione egiziana, innalza al suo
Liberatore un canto di lode e di ringraziamento. Il testo di Esodo 15(vv.
1-21), chi abbiamo cantato nella Veglia Pasquale, è la prima menzione del canto
che si trova nelle Scritture. Questo canto di vittoria è la tematizzazione di tutto quello che il Signore ha compiuto
per Israele; è l’occasione per un ricordo grato di tutte le Sue meraviglie, una
sorta di Te Deum di ringraziamento. Il
poeta sottolinea il legame di Dio con il suo popolo: di fronte a Dio che guarda
in prima persona il suo popolo, le nazioni sono terrorizzate. Dio diviene la
gloria del suo popolo, il quale è grato per essere il “prediletto” ed è sicuro
che Dio lo condurrà nel «luogo della tua dimora», il monte di Sion. Questa modalità
di preghiera ha un’unica sorgente, sia nel popolo di Israele, sia nella Chiesa:
gli strumenti, la voce, la musica, il canto, superano la valenza comunicativa
della semplice parola. Essi oltrepassano il timpano, restano nelle mente, per
poi scendere nel cuore di chi ascolta e di chi la canta: la musica è il
linguaggio che solo l’amore decodifica. La storia di Israele, altro non è che
una storia di amore, un amore per il quale Dio «ha mandato il Figlio» (Gv 3,
15). Continuando a leggere i Vangeli con questa chiave ermeneutica, ci balzerà
subito agli occhi la pericope di Marco 2, 19 in cui Gesù, parlando del digiuno,
si autoqualifica come «lo Sposo». E la sposa? Chi è? La dimensione del
banchetto nuziale è cardine del libro che chiude le Scritture: l’Apocalisse. Il
canto del servo di Dio Mosè diventa il canto dell’Agnello, tutto il popolo di
Dio, la sposa adorna canta l’inno di vittoria dell’amore al suo Sposo. Buona Pasqua a tutti.
lunedì 21 aprile 2014
mercoledì 16 aprile 2014
Speciale "Domenica di Pasqua"
Sin da bambino, nella mia mente,
avveniva un processo automatico: Pasqua = Gloria. La tradizione popolare lega
la pasqua al suono della campane, il c.d. “scioglimento della gloria”. Crescendo, mi sono dovuto
ricredere. Il canto pasquale è l Alleluia. Questa parola deriva
dell’ebraico hallelū
Yāh,
che significa «lodate il Signore». Tale
acclamazione costituisce un rito a sé stante, con il quale l’assemblea dei
fedeli accoglie e rivolge il saluto al Signore che sta per parlare nel Vangelo
e con il canto manifesta la propria
fede. Viene cantato da tutti stando in piedi, sotto la guida della schola o
del cantore(OGMR n°62). Con il canto del triplice Alleluia, la Chiesa
proclama la Risurrezione di Cristo ed esorta tutti i fedeli a celebrare il
Signore, perché è buono (Sal 117:1). La Veglia Pasquale, che ci
apprestiamo a celebrare, conferisce pienezza alla lunga attesa quaresimale e “nella
notte beata” la Chiesa esulta di gioia e
canta solennemente l’Alleluia tre volte, per indicare la pienezza della letizia.
L’Alleluia, sospeso per tanto tempo, ritorna sulle labbra alla Chiesa, come una
vitale esplosione, come un grido del cuore nella notte. Qual è il motivo
della nostra gioia? Cristos
anesti! Alethos anesti! Cristo è risorto, è veramente risorto!
CANTI
Introito: Resurrexi (Gregoriano); Resurrexi (Resurrexit);
Sono risorto (RNCL); Sono risorto (Cristo è nostra Pasqua); E’ risorto (Il
mistero pasquale); Io sono risorto (Pasqua).
Aspersione: Ecco l’acqua (O notte gloriosa); Ecco l’acqua (G. Liberto); Vidi
l’acqua (Cristo è nostra Pasqua); Ecco l’acqua che dona la vita (Veglia
pasquale).
Presentazione dei doni: E’ la Pasqua del Signore (Pasqua); Cantico dell’Agnello (Cristo è nostra Pasqua); Haec
Dies (Resurrexit).
Comunione: Pascha Nostrum (Gregoriano); Pascha Nostrum
(Laudate Dominum); Cristo nostra Pasqua (Cristo è nostra
Pasqua); Pasqua del mio Signore (O Fonte della Luce); Tu, Parola e Pane del
cielo (Mistero della Fede).
Congedo: Regina Coeli (Gregoriano); Regina Coeli
(Vergine Madre); Questo è il giorno (O notte gloriosa); Cantate Domino
(Resurrexit); Tu sei domenica 6 aprile 2014
Speciale Settimana Santa – Giovedì in Coena Domini
Il canto che ci introduce nella messa vespertina nella Cena del Signore,
riporta un versetto della lettera di San Paolo ai Galati (6,14) che recita così:« «Di null’altro mai ci glorieremo se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e
liberati». Qualcuno si sarebbe aspettato un canto più “eucaristico”, ma
così non è! La Liturgia, in un sapiente
e magistrale modo, ci introduce con questo canto al cuore di tutto l’anno
liturgico, al triduo della Passione di Cristo e si concentra sul Santo Sacrificio del Calvario, reso presente ed
operante ogni volta che celebriamo l’Eucarestia: la Celebrazione Eucaristica ci
riconduce sul Calvario, sotto la Croce. Il Nos
Autem infatti è l’introito dell’unica grande liturgia del Triduo.
Un secondo canto da non sottovalutare, è il canto della reposizione riportato dal Messale Romano: “Pange lingua gloriosi”. Poche volte il Messale ci invita ad eseguire un canto e, in questo caso, capiamo che non basta un canto eucaristico o un canto di esposizione: è necessario quel canto, anche in italiano. La solennità e la semplicità di quest’inno introduce i nostri cuori alla lunga veglia, prepara il nostro spirito alla preghiera prolungata. Il Pange lingua potrebbe essere definito come un canto “necessario” nella Celebrazione Eucaristica del Giovedì Santo.
CANTI
Un secondo canto da non sottovalutare, è il canto della reposizione riportato dal Messale Romano: “Pange lingua gloriosi”. Poche volte il Messale ci invita ad eseguire un canto e, in questo caso, capiamo che non basta un canto eucaristico o un canto di esposizione: è necessario quel canto, anche in italiano. La solennità e la semplicità di quest’inno introduce i nostri cuori alla lunga veglia, prepara il nostro spirito alla preghiera prolungata. Il Pange lingua potrebbe essere definito come un canto “necessario” nella Celebrazione Eucaristica del Giovedì Santo.
CANTI
Introito: Nos autem gloriari (Gregoriano); Di null’altro mai
ci glorieremo (RNCL); Nostra gloria è la croce di Cristo (Cristo è nostra
Pasqua).
Lavanda dei piedi: Io vi do un grande esempio
(RNCL); Questo è il mio comandamento (Signore è il suo nome).
Presentazione dei doni: Ubi caritas et amor (gregoriano);
Dov’è carità e amore (RNCL); Dove la carità è vera è sincera (Cristo è nostra
Pasqua).
Comunione: Padre, se questo calice (RNCL); Con amore infinito
(RNCL); Nella notte dell’ultima cena (Mistero della Fede).
Reposizione del SS Sacramento: Pange lingua (gregoriano);
Canta, o lingua (Cristo è nostra Pasqua).
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